top of page

Un Natale non da favola: dentro i Vangeli apocrifi

Si sa che il Natale è sempre stato un po’ condito con qualche favola e tradizione particolare. C’è un passaggio nella storia dei Vangeli in cui si sono aggiunti i cosiddetti “Vangeli Apocrifi”. La Chiesa li ha sempre definiti inaffidabili dal punto di vista storico e teologico, salvo poi farsi influenzare da essi nella sua tradizione iconografica. Noi sottolineeremo i significati dei segni e degli elementi che sono contenuti sia nei Vangeli canonici che apocrifi e i riferimenti al nostro dovere di celebrare bene il meraviglioso evento natalizio. Una puntualizzazione d’obbligo, per non generare equivoci: i Vangeli riconosciuti dalla Chiesa sono i quattro canonici (Marco, Matteo, Luca, Giovanni). I Vangeli apocrifi, quasi sempre di incerta attribuzione e/o di auto-attribuzione, vanno maneggiati con cura e consapevolezza del periodo storico e delle finalità con cui sono stati scritti.


Il presepe, il luogo sacro della natività, è il caso più eclatante di narrazione operata dai Vangeli apocrifi. Generazioni e generazioni di cristiani hanno riprodotto questa scena nelle chiese o nelle loro case sulla base di quei testi. Nell’immaginario collettivo nostro, il presepe è identificato con una grotta. Ma in nessun Vangelo canonico si fa riferimento a una grotta. A farlo è il Protoevangelo di Giacomo “Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla, ponendo il bambino nella mangiatoia”. Anche le canzoni di Natale si sono lasciate condizionare dalla narrazione apocrifa: “Tu scendi dalle stelle o re del cielo, e vieni in una grotta al freddo e al gelo”.


In nessun Vangelo canonico si fa menzione dei celeberrimi asino e bue accanto al bambino Gesù. È il Vangelo apocrifo di pseudo-Matteo ad arricchire il quadro natalizio con le presenze di questi due animali. Per dire che tutto il mondo gioisce della nascita del Redentore. A questo punto nel nostro presepe mancano tre statuine: i Re Magi, i protagonisti dell’Epifania. Tra i vangeli canonici solo Matteo cita i Magi senza però specificare quanti fossero; a metterci in testa che fossero tre ci pensa il vangelo apocrifo di pseudo-Matteo (“Al bambino poi offrirono ciascuno una moneta d’oro; così pure uno offrì oro, un altro incenso, il terzo mirra”).


Il “Vangelo armeno dell’infanzia” rivela i loro nomi che tutti i catechisti conoscono a memoria: Melchiorre, Baldassarre e Gaspare. Anche noi siamo chiamati ad alzare la testa e a guardare al cielo, facendone il nostro punto di orientamento, una sorta di “navigatore celeste”. Ed è il protovangelo di Giacomo ad accreditare nel mondo cristiano i nomi dei genitori di Maria, Gioacchino e Anna, ovvero i nonni di Gesù, due figure non di poco conto di cui non vi è traccia nei Vangeli canonici. Eppure Anna e Gioacchino sono oggi venerati dalla Chiesa Cattolica come santi proprio perchè genitori della Vergine (ricorrenza 26 luglio).


Questi apocrifi possono essere letti con curiosità, certo, ma non è a essi che un cattolico deve attenersi. Dunque come fu, in realtà, il primo Natale della storia, quello che si festeggiò a Betlemme due millenni (abbondanti) fa? Le fonti di notizie sono scarsissime. Dei quattro evangelisti canonici, due (Marco e Giovanni) non dicono nulla sul tema; un terzo dedica al Natale un versetto telegrafico: “Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode”; (Matteo, 2.1). Solo il Vangelo di Luca indugia su qualche dettaglio. Ciò non deve stupire: i primi cristiani consideravano sconveniente parlare di certi aspetti della vita del Messia, ritenuti troppo “terreni”. Ancora all’inizio del terzo secolo, chi cercava dettagli sul primo Natale si tirava addosso il sarcasmo di un padre della Chiesa, Clemente Alessandrino «Costoro non si contentano di sapere in che anno è nato il Signore, ma con troppa curiosità cercano anche il giorno!».


In questo quadro non è strano che tre Vangeli tacciano sul Natale, ma semmai che uno ne parli. Ecco il testo controcorrente: «Ora, mentre si trovavano in quel luogo (Betlemme) si compirono per lei (Maria) i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria di Dio li avvolse di luce» (Luca, 2: 6-9).


E poi la data. Quando e perché, dunque, fra i molti presunti compleanni di Gesù, ha prevalso il 25 dicembre? Il senso profondo risiede nella professione di fede del popolo di Dio che vede Cristo-Luce proprio all’inizio del diminuire del tempo della notte… dopo il solstizio d’inverno, quando le giornate ricominciano ad allungarsi. Così i cristiani trovarono il Natale del Dio Unico, anche reinterpretando la venerazione pagana al Dio-Sole, leggendo Cristo, colui “che ci ha visitato dall’alto… sole che sorge”.


La cometa, infine, è una tradizione risalente al pittore Giotto, che nel 1303-05 la dipinse nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Da allora la cometa è diventata presenza fissa. Eppure i testi antichi che raccontano la storia dei Magi, come il Protoevangelo di Giacomo, parlano solo dell’apparizione di un astro anomalo: “Una stella grandissima, che brillava tra le altre e le oscurava, così che le stelle non si vedevano”.


Per chi scriveva nei primi secoli era più importante trasmettere messaggi più che notizie storiche esatte. Per questo non deve meravigliarci che manchino alcune coincidenze sulle notizie storiche. I Vangeli stessi quando scrivono non sono perfettamente coincidenti anche perché essi passano prima dai racconti degli apostoli, dalla loro predicazione e da quello che le comunità rielaborano nella loro visione e riflessione di fede… il Natale è il segno di questo Dio che si è incarnato nel mondo è diventato parte della storia di questa umanità, riportandola alla possibilità della dignità divina da dove era decaduta dal peccato originale, eredità di questa povera umanità e che noi continuiamo nei nostri peccati attuali a rieditare. E allora…


Dio non vuole apparenza, ma concretezza. Per questo non lasciamo passa- re anche questo Natale senza operare un buon “ribaltamento”. Visto che è la sua festa, il suo compleanno, facciamogli regali a Lui graditi! A Natale Dio è concreto: nel suo nome facciamo rinascere un po’ di speranza in chi l’ha smarrita. Diventiamo speranza in Lui… Forza!


don Ermanno
Per sostenere le opere delle nostre comunità

ISEO - Parrocchia S.Andrea apostolo

 IBAN: IT 80 Z 05034 55060 000000004616

 

CLUSANE - Parrocchia Cristo Re

IBAN: IT 62 B 05387 54611 000042670520

PILZONE - Parrocchia Assuzione di Maria e santi Pietro e Paolo

IBAN: IT 48 S 08437 54610 000000020967

INDIRIZZI

ISEO - Parrocchia S.Andrea apostolo

 Via Cerca, 11

25049 Iseo (BS)

 

CLUSANE - Parrocchia Cristo Re

Via L. Di Bernardo, 1

25049 - Clusane d'Iseo (BS)

SOCIAL NETWORK
  • YouTube - cerchio grigio
  • Grey Facebook Icon
  • Grey Instagram Icon

© 2023 by HARMONY. Proudly created with Wix.com

bottom of page