
ERIGENDA UNITÀ PASTORALE
Iseo, Clusane & Pilzone
Consigli di partecipazione, un’idea per la Chiesa

I consigli di partecipazione hanno elaborato, in vista della visita pastorale del Vescovo Pierantonio, alcune istanze per il presente e per il futuro. Istanze contenute in un corposo documento del quale vi offriamo una sintesi.
Priorità
Rimettere al centro il Vangelo e la vita spirituale di «vivere la rivoluzione del Vangelo che parla. Molti testi insistono sulla necessità di «rimettere al centro il Vangelo, formare i laici, valorizzarli» e di pace, perdono, bellezza dell’amore e delle relazioni». Le comunità sentono l’urgenza di ritrovare il gusto della celebrazione eucaristica e della Parola, curando liturgie, preghiera e formazione spirituale come vie per rigenerare la fede e rendere più credibile la testimonianza cristiana nel mondo.
Coltivare la corresponsabilità e la collaborazione tra comunità. Si avverte «il desiderio di unità tra le comunità» e la consapevolezza che «l’unità pastorale è una ricchezza solo se vissuta come comunione vera». La corresponsabilità dei laici, la collaborazione tra parrocchie e la valorizzazione delle diverse vocazioni sono riconosciute come condizioni essenziali per superare individualismi e campanilismi, promuovendo uno stile autenticamente cristiano.
Formare e accompagnare le nuove generazioni. La fatica di «trasmettere la fede ai più giovani» e di «coinvolgere le famiglie» è una delle fragilità più ricorrenti. Le esperienze di oratorio, Grest, catechesi familiare e attività intergenerazionali vengono riconosciute come luoghi preziosi per una pastorale educativa rinnovata. Occorre investire in percorsi formativi per educatori, animatori e genitori, capaci di parlare alle nuove generazioni con linguaggio evangelico e credibile.
Vivere la carità come stile di presenza nel territorio. Essere "tessitori di speranza" significa «servire come Cristo», «ascoltare, accompagnare chi soffre» e «rimettere la povertà al centro della vita comunitaria». La testimonianza cristiana si incarna nell’attenzione alle fragilità, nella prossimità verso chi è solo, nella collaborazione con le realtà civili e associative. La carità non è solo assistenza, ma linguaggio evangelico che genera comunione, pace e fraternità.
Semplificare, ascoltare, discernere. In più documenti emerge la consapevolezza che «ci sono troppe iniziative, poco partecipate» e che serve «coraggio nel ridurre le attività senza Vangelo». La Chiesa è chiamata a un discernimento comunitario che sappia riconoscere l'essenziale, privilegiare l'ascolto e la relazione, e ridurre la frammentazione. La speranza nasce da una Chiesa essenziale, credibile, che ascolta e cammina insieme, più attenta alla qualità che alla quantità delle iniziative.
Comunità in cammino insieme
Le comunità convergono sulla priorità di rimettere il Vangelo al centro della vita ecclesiale, riconoscendolo come fonte essenziale di rinnovamento spirituale e pastorale. Si evidenzia la necessità di formare e valorizzare i laici, favorire una reale corresponsabilità e liberare i sacerdoti da compiti tecnici e amministrativi, così da rendere più autentica ed efficace l’azione pastorale.
Il ritorno al Vangelo è descritto come una conversione interiore che riporti gusto e profondità alla celebrazione dell’Eucaristia e alla vita liturgica, in un contesto segnato da frammentazione e stanchezza. Si rileva una distanza tra l’insegnamento catechistico offerto e la reale formazione di cristiani maturi, sottolineando l’esigenza di una Chiesa più essenziale e capace di ascolto.
Le esperienze comunitarie – momenti liturgici forti, attività oratoriali, percorsi di catechesi familiare e iniziative caritative – sono indicate come luoghi in cui il Vangelo diventa esperienza concreta e relazionale. La Parola e i Sacramenti, così vissuti, generano comunione, rinnovano le comunità e favoriscono una fede capace di tradursi in scelte etiche e gesti di solidarietà verso il prossimo.
Fede, sincerità e speranza
Le comunità si percepiscono come realtà in cammino, consapevoli delle proprie fragilità ma sostenute da una speranza operosa, capace di affrontare i cambiamenti senza ripiegare sul passato. Emergono il desiderio di scelte coraggiose e la fiducia che anche eventuali insuccessi possano diventare occasione di crescita.
Il volto ecclesiale delineato è quello di una Chiesa che ricerca comunione e corresponsabilità, superando individualismi e frammentazioni. La collaborazione tra sacerdoti, laici e diverse realtà parrocchiali è vista come via necessaria per costruire relazioni autentiche e camminare insieme. La corresponsabilità viene descritta come una pratica concreta fondata su fiducia, gratuità e condivisione delle competenze.
Si evidenzia inoltre un profondo impegno verso l’accoglienza e la solidarietà. La comunità cristiana si riconosce chiamata a stare accanto alle fragilità, a servire con discrezione e coerenza evangelica, mettendo al centro la carità. Le numerose iniziative di prossimità – visite a persone sole, sostegno tramite Caritas, progetti di accoglienza per migranti – testimoniano una carità quotidiana e misericordiosa.
Infine, viene ribadita l’importanza della formazione continua come strumento di rinnovamento e come mezzo per intercettare nuove forme di bisogno. La comunità è invitata a comunicare con maggiore efficacia la Parola, anche attraverso i media e gli strumenti digitali.
Radicati nella fede
Dai documenti emerge l’immagine di una comunità cristiana che desidera abitare il mondo contemporaneo con lo stile del Vangelo, mantenendo un dialogo costruttivo con la cultura attuale senza perdere la propria identità. Le comunità riconoscono che l’epoca presente non è una minaccia, ma un contesto da comprendere con discernimento, attraverso una presenza capace di ascolto, apertura e contributo responsabile alla vita sociale.
Il Vangelo è presentato come forza culturale in grado di orientare il bene comune, ispirando valori di pace, dialogo e responsabilità. La fede, vissuta in modo autentico, diventa sorgente di azioni concrete verso il prossimo e di formazione civica e morale. La comunità cristiana si trova inoltre a confrontarsi con nuove forme di solitudine, fragilità relazionale e precarietà esistenziale. La risposta indicata è la prossimità: stare accanto a chi soffre senza giudicare, ascoltare, accompagnare e portare speranza.
Un ruolo centrale è attribuito alla presenza nel territorio, dove la vita quotidiana e gli eventi comunitari possono trasformarsi in occasioni per testimoniare il Vangelo, purché siano illuminati dalla Parola. Il dialogo viene riconosciuto come stile fondamentale: una testimonianza credibile, capace di bontà, verità e bellezza, diventa segno di speranza in una società spesso segnata da divisioni e sfiducia.